sabato 16 maggio 2015

Campagna scaglie di cristallo: Salvatore


Riepilogo delle avventure della nostra compagnia, finito il modulo precedente queste sono avventure originali e quindi senza spoiler.


  • L'impavida nana, guerriero 6/ difensore nanico 1
  • Il saggio umano, chierico 7 di Oghma
  • Il rigido umano, duskblade liv 7
  • Il senzatetto elfo, druido liv 7 (con lupo)


  • La comunicazione con la bella indigena è nuovamente interrotta ma dai plateali segni di sconforto ed il dirompente pianto intuiscono quanto sia disperata per sua sorella. Il gruppo è notevolmente affaticato per il raid appena concluso ed in qualche modo lo fanno capire anche alla serpentide: vogliono riposarsi prima di intraprendere una nuova impresa. Stavolta, però, sembra non ve ne sia il tempo. Provano a convincerla che può essere molto pericoloso muoversi adesso; lei risponde scuotendo la testa ed indicando una direzione ben precisa. Sono stanchi ed hanno giocato quasi tutte le loro carte a disposizione per far fuori Re Rospo ed i suoi fedeli rospini; continua a sbracciarsi implorandoli di proseguire, urlando nella sua lingua sibilante ed incomprensibile. Gli dicono che non sanno cosa possono trovare ed in un altro scontro come l'ultimo potrebbero rimetterci la pelle, rendendo vano tutto quello fatto fino ad ora; si avvia da sola all'interno della vegetazione. Averla salvata per poi lasciarla nuovamente al suo destino non rientra nella moralità del gruppo: maledetto senso di colpa.
    Contano i cocci, si fanno coraggio e la seguono. Se una donna indifesa getta il cuore oltre l'ostacolo, non può essere ignorato. Saggio, se mai andrai fino in fondo, ti sei preso una bella tipina. La foresta del sottosuolo del sottosuolo è fitta e pericolosa, ma grazie alle indicazione dell'indigena, ed alle tracce lasciate da un rospo ferito datosi alla fuga, mantengono la giusta direzione. Durante il viaggio si pongono mille domande su cosa possa aspettarli ed a una conclusione sensata magari ci arrivano: la ripetizione del sacrificio ad un altro mostro adorato dai rospi.
    (/mod. narrazione seria on/)
    La tetra palude del Sottosuolo del Sottosuolo
    La terra rimane asciutta per il bruciare di una pagliuzza e subito l'acquitrino torna ad impossessarsi della superficie fino a divenire una palude tetra ed oscura, con il denso intricarsi dei rami sopra le teste ad impedire la vista dell'azzurra volta, rallentati nel passo dall'inciampare sulle lunghe e solide radici nascoste dall'acqua stagnante, affaticando ulteriormente il già stanco gruppo. La staticità li circonda, con il silenzio interrotto sporadicamente dal ronzio degli insetti e da qualche insinuante sussurro. La quiete irreale li rende nervosi ed i rari movimenti, anche i più piccoli ed insignificanti, li mettono in allerta. Gli ombrosi tronchi si stagliano possenti e minacciosi, contorti e neri, assumendo forme vive ed allo stesso tempo inamovibili. Le gambe avanzano pesanti, il respiro è reso affannato dall'elevata umidità, con lo scivolare delle gocce di sudore lungo gli zigomi per poi cadere, gravi, verso il basso. Sembra che mille occhi nascosti li stiano osservando, che la natura, sorniona e malevole, aspetti soltanto un momento favorevole, un attimo di cedimento, per inghiottirli nel suo corpo melmoso.
    Sentono dei rumori ed in lontananza alcuni fasci di luce viola interrompono la monotonia della palude. Il gruppo indugia un attimo, controlla, si accerta il più possibile se sia quello che stanno cercando. Avanzano inizialmente compatti per poi aprirsi in una manovra avvolgente. Lo sciamano rospo sta ufficiando il suo rituale al suono ovattato dei tamburi,
     davanti a lui la sorella della serpentide attende la sua fine inerme. Un cenno d'intesa, uno sguardo sfuggente, il serrare delle mani sulle armi e, per quanto il terreno permetta, uno scatto verso il nemico prima che si accorgano di loro. Si avvicinano, sbuffando ed ansimando. La ragazza cammina in trance verso tre esseri immersi nella malsana luce, dal volto privo di orbite ed inespressivo: un teschio con il corpo ammantato di foglie. L'avanzare velocemente produce dolore, con i muscoli che si contraggono per vincere la resistenza dell'acqua. Il suono dei tamburi diventa insistente, lo sciamano agita in alto il bastone cerimoniale ed il dono sacrificale, impotente, si trova a pochi passi dal suo ultimo respiro. (/mod. narrazione seria off/)
    
    Il rigido salvatore all'opera
    Vola salvatore! Vola! Il rigido non resiste al richiamo della donzella in pericolo e rompe gli indugi. Plana sull'acquitrino sempre più sprezzante del pericolo, passando attraverso i rospi immersi nel rituale fino a cingere le sue possenti braccia attorno alla vita della ragazza indifesa. Il senzatetto con il compagno animale attaccano dal lato destro, l'impavida ed il saggio da quello sinistro. I suonatori di tamburo cadono senza neanche riuscire a capire cosa stia accadendo mentre lo sciamano tenta la fuga. I tre esseri, indispettiti dall'interruzione, si avvicinano verso il rigido che tronfio stringe la donzella al petto, gli dicono qualcosa all'orecchio e lui, deluso dal rifiuto della sorella maggiore, pensa sia una buona cosa mollare tutti ed andare con la ragazza ad infrascarsi in un boschetto poco lontano (marpione). Anche lo sciamano, seppur talmente tanto brutto che per picchiarlo ogni volta devono fare uno sforzo di volontà, viene raggiunto e reso inoffensivo. Il saggio, in tutta la sua saggezza, bolla le strane creature come non morti e cerca di donargli l'eterna pace con le sue capacità divine, non funziona e subito risulta evidente la cantonata presa (non diteglielo, diventa permaloso quando non la indovina). Loro, inespressivi come un manichino privo di vestiti, si avvicinano verso il druido e la guerriera con il lupo a proteggerli. Il senzatetto si accorge che, qualsiasi cosa sia, il corpo esce dall'acqua seppur ben camuffato, ma abituato com'è ad una vita da emarginato, si dimentica di comunicarlo agli altri. Inizia lo scontro fisico con gli esseri non ben identificati e subito la maschera cade: sono giganteschi tentacoli che si diramano da una creatura nascosta nella bassa acqua della palude. La cosa peggiore è che non sono tre, ma dodici, alcuni impugnano armi e gli altri invece sono liberi di stritolarli: si tratta di un mostro tentacolare. La cosa migliore è che il rigido torna ad aiutarli con il sorriso sulle labbra: che la sorella minore abbia gradito la sua rigidità? Parte la baruffa, il saggio resiste da solo contro tre arti fino all'ultima cura, attendendo che gli altri riescano a sopraffare l'avversario, anche se per poco non sono loro ad essere sopraffatti riuscendo proprio all'ultimo, esausti e malconci, a prevalere.
    Le due sorelle si abbracciano piangendo per la felicità e la loro allegria squarcia la cupidigia della palude. L'happy ending è da film Disney ma posso garantirvi che gli è andata bene, veramente molto bene.
    Versione stilizzata del mostro tentacolare

    Scritto da Lorenzo "Shazzy" Pretini.